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Per sempre

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Ho per le mani la penultima copia di Vanity Fair e sto piangendo. Sono seriamente commossa. Ho appena finito di leggere di Fedora e Rinaldo (potete trovarla qui), una storia così bella che mi ha fatto esclamare due cose, appena letta l’ultima parola: “Porca miseria, avrei voluto scriverla io!” e “Porca miseria, come vorrei viverla io!”. Una storia che mi è venuta a cercare, sfogliando distrattamente la rivista: non avevo visto il lancio in copertina, ma aprendola a caso, il destino mi ha portato lì. Cinque minuti, tra un lavoro e un altro, per distrarmi, cinque minuti di pura magia.

Fedora e Rinaldo sono due privilegiati perché la vita ha fatto loro il dono di conoscere l’amore vero, l’amore per sempre. Cento anni a testa, si conoscono da 91 e si amano da sempre. Da quando si sono conosciuti a scuola, da quando han piantato nelle campagne marchigiane il loro rametto, poi diventato una robusta quercia. Amici per la pelle, amanti per la vita, come se fosse naturale, come se non potesse essere altrimenti. Un affetto così profondo e così grande da resistere agli imprevisti, ai problemi, alle divisioni. Come quando Rinaldo deve partire con i suoi alla volta di Modena per il lavoro del padre e si perdono di vista per molti anni. Ma i loro cuori no, non perdono la capacità di vedere, di vedersi. Ed è così che si notano tra la folla, quando lui torna al paese natale, ma al suo braccio c’è Claretta, la moglie. Si rivedono, si riparlano, ritornano sotto la loro quercia, ormai cresciuta, come loro. E lì si baciano, per la prima volta, il primo di tanti baci che verranno: un bacio che suggella una promessa: ci dobbiamo scrivere tutti i giorni, non ci lasceremo più. E così fanno, nonostante la guerra, nonostante la lontananza, nonostante i mezzi limitati. Si ritrovano quando lui ritorna al paesello, corrono alla loro quercia e recuperano tutto il tempo perduto. La guerra ha portato via sua moglie, le loro paure, le loro remore. Vanno a vivere insieme, ricostruiscono la casa con le loro mani, la loro vita con i loro cuori. Non si sono mai sposati, perché dicono “il nostro amore non aveva bisogno di contratti”. E così è stato davvero. Si sono fatti forza l’un l’altro, si sono accuditi, si son fatti compagnia, si sono scelti, si sono bastati ogni giorno della loro vita. Fino ad oggi. Senza regole da seguire, solo provando a vivere così, come viene.

Certo, perché il “per sempre” possa realizzarsi occorrono due requisiti fondamentali: la longevità, per riuscire a restare insieme per così tanti anni e assaporare davvero cosa può voler dire “per l’eternità”, ma soprattutto l’amore, quello vero, quello ce non si spegne, quello che “è destino”, quello che “nonostante tutto e tutti, ogni giorno scelgo te”. Allora se c’è quello, anche uno, dieci, venti o cinquanta anni hanno il sapore del “per sempre”. Anche un attimo.

Il bell’articolo di Alberto Giuliani si conclude così: «Invecchiare insieme amandosi è un dono immenso», dice Fedora. Non c’è alcun segreto, nessuna ricetta. Né per amare né per vivere cent’anni. È un regalo, un privilegio e forse un impegno. Rinaldo e Fedora non hanno fatto altro che vivere cercando la felicità. Si sono goduti la vita ogni giorno come se fosse l’ultimo, confidano sorridendo. «Ci sosteniamo a vicenda, resistendo alle ingiurie del tempo come i rami del nostro albero, lassù, fiaccati dalle tempeste. Proviamo ancora, ogni giorno, a essere felici»”.

Ché forse la chiave di tutto sta proprio qui: nell’essere felici di vivere, felici di quello che si ha. Perché la vita è una scelta e per essere felici ci vuole coraggio: come le due cose siano correlate, è scritto tra le pieghe del cuore di un “per sempre”.


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